La rischiosa scommessa dell’immunoterapia

A detta di molti vi é da parte del mercato una sovraeccittazione per i farmaci immunoterapici per la cura dei tumori. I gruppi Merck & Co. e Bristol-Myers Squibb hanno finora dominato il settore con gli immunoterapici Keytruda e Opdivo ($1.2bn vendite nel 2016), che appartengono alla categoria “inibitori checkpoint” e che insieme hanno finora generato oltre $4bn in vendite. Più recentemente altri gruppi sono entrati nel settore e tra questi i più importanti sono AstraZeneca, Pfizer e Roche (Tecentriq), ma molti dei nuovi farmaci proposti sono prodotti “me-too” che rischiano di portare ad una saturazione del mercato con successiva commodizzazione di questa classe di prodotti. Inoltre, nonostante ci siano già 5 farmaci immunoterapici sul mercato, anche i gruppi farmaceutici Novartis, Eli Lilly e Regeron stanno investendo significativamente nello sviluppo di loro immunoterapici. Secondo alcuni analisti l’entusiasmo per i farmaci immunoterapici non è del tutto giustificato, infatti i trial clinici hanno mostrato che essi riescono a portare un chiaro beneficio solo al 20-30% dei pazienti trattati, mentre la maggior parte dei pazienti non ha beneficiato di alcun miglioramento. Preoccupa inoltre l’incredibile numero di trial clinici in corso con immunoterapici e l’incredibile spesa per trials che negli ultimi due anni ha raggiunto la cifra comulativa record di $9bn. Negli USA vi sono al momento in corso circa 800 trial clinici di cui ben oltre 700 sono con terapie combo (due farmaci contemporaneamente), che sono terapie che rappresentano sempre soluzioni troppo costose per poter ottenere la rimborsabilità. È opinione diffusa che i gruppi farmaceutici dovrebbero focalizzarsi nel commercializzare un loro nuova terapia singola anzichè sperare nelle terapie combo.
(Fonte FT)