Quale futuro per l’immuno-oncologia?

Alla vigilia del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, gli analisti del settore farmaceutico si stanno interrogando circa quale sarà il futuro dell’immuno-oncologia. Infatti, pochi ambiti terapeutici hanno visto in un così breve periodo, tanti cambiamenti ed innovazioni come quello oncologico. Importanti per tali cambiamenti sono state due aziende, MSD, con Keytruda e BMS, con Opdivo. Ma non sono le sole, tanto che, secondo QuintilesIMS Institute, solo negli scorsi sei anni, sono stati approvati almeno 68 farmaci per 22 indicazioni. In particolare, nell’immuno-oncologia, per la quale il primo prodotto è stato approvato nel 2011, alcune analisi fisserebbero in circa 1000 il numero dei trial clinici in corso. Le aziende maggiormente coinvolte nel settore sono, nuovamente, MSD e BMS, ma anche AstraZeneca e Roche. Questioni aperte per questa tipologia di farmaci, sono sia il beneficio per i pazienti, sia i costi ipotizzabili relativi anche ai possibili regimi di combinazione. Pare ancora difficile per i ricercatori stabilire quali siano le combinazioni ottimali e cosa ci si possa attendere in termini di efficacia. Infatti, il meccanismo d’azione degli inibitori PD-1 e PD-L1 prevede il blocco dell’interazione della proteina PD-L1 con il suo recettore PD-1 e sembra possibile che le due classi di farmaci possano produrre un’efficacia simile. Lo sviluppo di questa tipologia di prodotti registra, però, successi e fallimenti in ambiti simili che spingono ad interrogarsi circa quali siano le effettive differenze tra gli anticorpi utilizzati. E fino a quando queste differenze, e quindi, le possibili sinergie, non verranno comprese al meglio, resta il problema di stabilire quale sia il giusto orientamento per il rimborso delle combinazioni di questi farmaci, attualmente testate. Sempre secondo QuintilesIMS, si attende un aumento della spesa per i prodotti oncologici, con una previsione di crescita annua che varia dal 6 al 9% entro il 2021 e con una spesa totale entro l’anno indicato che potrebbe superare i $147 miliardi. Ma non sono solo gli Stati Uniti ad interrogarsi sui costi. Ad esempio, il NICE britannico non si è dimostrato favorevole ad alcune monoterapie in questo ambito e si può ipotizzare che la proposta di rimborso per le terapie di combinazione dovrà essere supportata da robusti dati, sia in ambito di efficacia, che di sicurezza.
(Fonte MM&M)