Amaro risveglio per il settore immunoterapico

La notizia di venerdì del fallito trial clinico di Phase-III con l’immunoterapico Keytruda combinato con la terapia oncologica di Incyte epacadostat ha non solo spazzato via in poche ore 4 miliardi di capitalizzazione della biotech americana ma ha anche fatto sorgere molti dubbi sia  nella comunità accademico-scientifica che in quella finanziaria sul reale potenziale di questa nuova classe di terapie contro il cancro.

Il primo immunoterapico è entrato in commercio nel 2014 e da allora il volume di vendite non ha fatto che crescere fino a raggiungere i $10bn nel 2017 e questo grazie a Keytruda e Opdivo di BMS. Quello che ha però sempre preoccupato investitori e scienziati é il fatto che l’immunoterapia funziona solo sul 20-30% dei pazienti mentre nella maggior parte dei casi non è efficace.

L’idea di combinare un normale inibitore PDL-1 come Keytruda con un inibitore IDO era intesa ad aumentarne lo spettro d’azione e quindi il possibile volume di vendite ma i negativi risultati ottenuti hanno di fatto crollare l’intero settore. Infatti non solo Incyte e Merck & Co hanno perso in borsa ma anche Nektar Therapeutics (-7%) e New Link Genetics che ha un portfolio di inibitori IDO (-43%). Secondo molti analisti ora sono a rischio parte dei multimilionari investimenti fatti per i circa 1000 trial clinici in corso con migliaia di pazienti sui quali vengono testati Keytruda o altri immunoterapici.