Analisi sullo stato del settore del graphene

Il quotidiano finanziario Financial Times ha pubblicato oggi un lungo articolo sullo stato del settore del graphene. Il graphene è stato scoperto dieci anni fa nei laboratori dell’Universitá di Manchester e rappresenta la più recente delle forme allotropiche del carbonio scoperte dopo grafite, diamante, fullerene e CNT. Esso è stato infatti sintetizzato per la prima volta nel 2004 e l’analisi del prodotto ha subito messo in evidenza la tipica struttura a strato monoatomico di atomi di carbonio. Al momento vi sono un gran numero di laboratori e ditte impegnate nell’industrializzazione di processi di produzione di questo materiale, ma pochi tra questi sono state in grado di generare fatturato. Infatti, la dimensione del mercato del graphene è limitata a $20m a livello. Tra le ditte che hanno iniziato a commercializzare prodotti a base di graphene, vale la pena citare Graphene Nanochem, una ditta malese che ha già una produzione stabile di un fluido
contente graphene. Importante menzionare che anche i giganti asiatici dell’elettronica Samsung e Foxconn sono molto attivi nel settore e a testimonianza di ciò, vi sono i 12800 brevetti sul graphene e le sue applicazioni depositati nel corso degli anni. Come detto, la produzione a livello mondiale è però ancora limitata a piccole quantità a causa degli ancora elevati costi di produzione. La parte del leone, in questo senso, è fatta dalla Cina che attraverso tre ditte produce l’80% di tutto il graphene prodotto al mondo. Gli analisti di IDTech EX prevedono che questo mercato potrà raggiungere la rispettabile dimensione di $390m per il 2024, traguardo apprezzabile per un prodotto sintetizzato per la prima volta nel 2004. Anche gli enti governativi vedono nel graphene un materiale che può sostenere la crescita industriale ed infatti il governo britannico ha stanziato 61 milioni di sterline di finanziamento per il National Graphene Institute di Manchester e la Comunità Europea prevede di investire nel corso di dei prossimi 10 anni circa €1bn in attività di ricerca e sviluppo in questo settore.
(Fonte Financial Times)