Cambiamenti del microbiota intestinale e rischio di diabete di tipo 2

Un nuovo studio mostra come la composizione del microbiota possa variare nel tempo in pazienti afro-americani con prediabete. I risultati sono stati presentati al congresso annuale dell’Endocrine Society a San Diego. Ricerche precedenti hanno già dimostrato che il microbiota intestinale, il quale può essere formato sia da microrganismi che possono recare danno, sia benefici, può influenzare in modo marcato lo stato di salute e, in particolare, è stato rilevato che tale composizione, in soggetti affetti da diabete di tipo 2, è diversa se confrontata con qualla rilevabile in individui sani. La novità rappresentata da questo studio risiede nel fatto che tali differenze nella composizione sono registrabili già negli stadi precoci della malattia e, come ha dichiarato Elena Barengolts, MD, professore di medicina presso la University of Illinois College of Medicine, autore principale dello studio, il microbiota potrebbe predire il rischio di sviluppare il diabete. La ricerca è stata condotta analizzando la composizione del microbiota in 116 pazienti afro-americani, di età compresa tra i 45 e i 75 anni, arruolati nello studio D Vitamin Intervention (DIVA), supportato dal Department of Veterans Affairs. Lo studio ha considerato quattro gruppi, individuati dalle variazioni nel controllo glicemico, dal baseline al livello registrato dopo un anno. I gruppi erano caratterizzati da glicemia stabile entro livelli normali, stabile in livelli alterati, peggiorata e migliorata. Alla fine dello studio, tutti i soggetti hanno fornito un campione di feci per consentire l’analisi del microbiota. In particolare, coloro che avevano registrato un miglioramento del controllo glicemico avevano una quantità maggiore di Akkermansia rispetto al gruppo con un controllo normale della glicemia. Sebbene la ricerca abbia riscontrato una relazione tra la composizione del microbiota intestinale e la glicemia, gli stessi autori ritengono che siano necessari ulteriori studi per valutare tale relazione e l’insorgere del diabete di tipo 2. In ogni caso, il team ipotizza che il cibo che viene assunto possa influenzare il rischio di diabete, e potrebbe offrire una possibilità di prevenzione di tale patologia, anche attraverso l’utilizzo diparticolari prebiotici.
(Fonte Endocrine Society)