Ecco le biotech che promettono di rallentare il processo di invechiamento

Unity Biotechnology è una biotech con sede in California San Francisco entrata in borsa (Nasdaq) nel maggio di quest’anno e che ha l’ambizioso obiettivo di sviluppare terapie che rallentano il processo di invechiamento e allungando così la vita dei pazienti.  Il target degli scienziati di Unity Biotechnology sono le cellule scenescenti, chiamate anche cellule zombie, che sono quelle che non riescono più a moltiplicarsi e che rilasciano una proteina che va a infiammare e danneggiare i tessuti circostanti. Le scoperte fatte sui processi di attacco e neutralizzazione delle cellule zombie sono state riportate nei numerosi articoli pubblicati dalla prestigiosa rivista Nature negli ultimi due anni.

La pipeline di Unity Biotechnology include una terapia (UBX0101) che è in fase di  sperimentazione Phase-I su pazienti con osteoartrosi del ginocchio. La giovane biotech conta però anche terapie per il glaucoma, la retinopatia da diabete,  la sclerosi sistemica del polmone e disfuzione renale.

Non sorprende il fatto che l’ambizioso programma di Unity Biotechnology sia riuscito ad attrarre un gran numero di investitori tra cui si conta Jeff Bezos (Amazon) e Founders Fund Peter Thiel che garantiscono una disponibilità di cash che è di circa 184 milioni di dollari,.

Vi sono inoltre un gran numero di botech che offrono nuovi test sul DNA e telomeri per la determinare la propensione a certe malattie e proporre quindi contromisure per prevenirle. Tra queste vale la pena ricordare Life Lenght che ha recentemente concluso una raccolta di finanziamenti privati

Gli investitori guardano inoltre con interesse alla collaborazione annunciata da AbbVie e Calico (parte di Alphabet-Google) mirata allo sviluppo di nuove terapie che rallentano l’invecchiamento cellulare per il trattamento di tumori e malattie neurogenerative. Le due aziende collaborano fina dal 2014 e lo scorso giugno hanno rinnovato la collaborazione che ha già prodotto di una ventina di candidati che sono ora in fase di sperimentazione.

Nonostante questi ambiziosi programmi e nonostante gli analisti prevedono una costante crescita del mercato dei prodotti anti-aging con un CAGR del 5.8-8% fino al 2021 e un mercato di $331bn, il ritorno finanziario per chi investe nel settore è ancora modesto. Probabilmente molti ricordano ancora i $720m pagati da GSK per la biotech Sirtris che prometteva una tecnologia anti invecchiamento senza rivali ma che si é rivelata un flop e infatti la biotech é stata chiusa nel 2014.