Effetti dello shale gas sul settore dei polimeri in US ed Europa

L’industria dei polimeri sta vivendo un periodo di grande vigore negli Stati Uniti grazie al fatto che sono in programma la costruzione di numerosi crackers dell’etano per la produzione di etilene. Questo è principalmente dovuto all’abbondanza di gas a basso prezzo da processi di fracking che hanno portato il prezzo del gas americano ad un livello che è ormai il 50-60% di quello del gas europeo e asiatico. Come è noto, il cracking del gas dà principalmente etilene, mentre quello del greggio porta ad etilene, propilene e butadiene (ed aromatici). Le grandi aziende petrolifere hanno annunciato la costruzione di 11 grossi cracker negli Stati Uniti con capacità totale di 13.3m di tonnellate all’anno di etilene. A questi si aggiungono 8 progetti di espansione di impianti esistenti che apporteranno 1.6m di tonnellate di etilene aggiuntive. Tra le multinazionali più attive vi sono Chevron, Phillips Chemical, Exxonmobil, Dow Chemical, Sasol, Shell e Formosa Plastics. Questo improvviso aumento di capacità per l’etilene porterà alla costruzione di ben 17 nuovi impianti in US di polimerizzazione per la produzione di polietilene che aumenterà di 8.1 milioni di tonnellate la capacità produttiva degli Stati Uniti. A beneficiare dell’aumento di disponibilità di etilene vi saranno anche i produttori di PVC, come Mexichem, Axiall e Shintech, i quali hanno annunciato progetti di costruzione di impianti di polimerizzazione per PVC. Di contro, l’industria polimerica europea reagisce diminuendo capacità produttiva. Ad esempio, Borealis ha già annunciato di voler chiudere l’impianto da 175000 tonnellate di HDPE a Burghausen (Germania) perchè non più competitivo, lo tesso faranno Total, che chiuderà l’impianto per HDPE di Anversa, e Respol che chiuderà quello di Puertolano (Spagna).
(Fonte ICIS)