Il problema della “tax inversion” nel farmaceutico

Il problema delle tasse è cresciuto di importanza nel settore del farmaceutico fino a diventare un punto primario nelle strategie di espansione attraverso acquisizioni da parte di gruppi farmaceutici. In particolare, negli Stati Uniti, vi è stato un gran fermento attorno al problema di quello che viene definito come “tax inversion”. Questo termine non é altro che il processo che veniva applicato quando un gruppo americano acquisiva una ditta estera residente in un paese con un inferiore livello di tassazione e che portava nel paese dell’acquisita la sua stessa residenza fiscale. L’unico prerequisito era che gli azionisti dell’azienda acquistata possedessero almeno il 20% della nuova ditta nata dal processo M&A. Il caso più eclatante in ambito farmaceutico è stato probabilmente quello di Actavis, che ha acquisito nel 2013 la rivale Chilcott e spostato la sua residenza fiscale in Irlanda, dove la tassazione è di molto inferiore agli Stati Uniti. Anche L’acquisizione che poteva diventare la transazione del decennio, vale a dire l´acquisizione di AstraZeneca da parte di Pfizer, era dettata dalla possibilità per il colosso farmaceutico statunitense di spostare la sua residenza fiscale in UK dove il regime di tassazione è inferiore a quello americano. A novembre è intervenuta l’amministrazione Obama che ha corretto questa anomalia bloccando così molte potenziali operazioni, delle quali, l’esempio più recente è il tentativo di AbbVie di acquisire Shire. Secondo l’amministrazione Obama, il valore delle mancate tasse incassate per effetto della tax inversion poteva raggiungere la straordinaria cifra di $20bn nei prossimi dieci anni.
(Fonte C&I)