La strategia delle big del Pharma

La parola chiave delle Big del pharma sembra ora essere focus. Alla recente Health Care Conference organizzata da J.P. Morgan a San Francisco il CEO di Shire, Flemming Ornskov, ha chiaramente affermato che l’unico modo per diventare leader del biotech è che Shire si focalizzi sulle stesse competenze. Simile messaggio è arrivato dal capo di MSD, Frazier, che ha affermato che l’azienda si
focalizzerà sempre più sullo sviluppo di nuovi antitumorali e limiterà le attività nei suoi settori non strategici, come confermato dalla recente vendita della divisione OTC a Bayer per $14.2bn. In una recente presentazione davanti ad investitori, Jimenez, CEO di Novartis, ha parlato di “Portfolio Transformation”, e con questo ha inteso una riorganizzazione delle risorse interne in modo di ottimizzare i risultati nei settori più importanti per il gruppo di Basilea. In questo senso va intesa la cessione della divisione Animal Care a Eli Llly e l’acquisizione strategica della divisione di GlaxoSmithKline attiva nel settore degli antitumorali, che ha reso Novartis market leader, insieme a Roche, nel settore oncologico. Il mercato sembra apprezzare lo sforzo dei grandi gruppi farmaceutici e il valore delle azioni continua ad aumentare. Glaxo, ad esempio, ha recentemente toccato un livello storico grazie al lavoro fatto dal CEO, Andrew Witty, sull’ottimizzazione del settore OTC e la cessione del problematico settore oncologico. In totale controtendenza si sta muovendo la multinazionale Sanofi: in una recente intervista, il CEO ad interim Serge Weinberg ha affermato che Sanofi vuole continuare ad essere attiva non solo nel settore diabetico (settore core per il colosso francese), ma anche in diversi settori anche se molto distanti tra loro come ad esempio Consumer Healthcare, Vaccini e Animal Care. Gli investitori sembrano non condividere la visione di Weinberg e le performance di Sanofi in borsa sono inferiori delle altre multinazionali farmaceutiche.
(Fonte Finanz und Wirstschaft)