Lenti a contatto sclerali: la nuova frontiera per le cornee irregolari

La cornea è la lente con maggior potere del sistema oculare e permette il passaggio della luce verso le strutture interne dell’occhio grazie alla sua eccellente trasparenza.

Per svolgere la funzione ottica, questa membrana non è vascolarizzata e riceve nutrimento dai tessuti circostanti. Tuttavia essa è estremamente innervata e questo la rende la parte più sensibile del corpo umano.

Quando non presenta una superficie omogenea, essa può produrre astigmatismo, un difetto visivo causato dalla differenza della curvatura dei meridiani della cornea. Quando di bassa entità, produce una scarsa qualità nella visione del soggetto ma può compromettere la visione a tutte le distanze se il suo valore è elevato. L’astigmatismo non è una patologia e può essere corretto attraverso gli occhiali oppure le lenti a contatto tradizionali.

Quando l’astigmatismo è molto elevato ed irregolare, può esserci il sospetto di una patologia. Queste patologie prendono il nome di irregolarità corneali che includono il cheratocono, il cheratoglobo e la degenerazione marginale pellucida.

Il cheratocono è una patologia progressiva che genera un assottigliamento ed una protrusione conica della cornea verso l’esterno (da qui il nome). Questa patologia ha una base genetica e nel 96% dei casi riguarda entrambi gli occhi.

L’incidenza stimata è tra lo 0,15 % e lo 0,60 % della popolazione e inizia a svilupparsi nella pubertà, ad un’età media di 16 anni.

Il cheratoglobo presenta le stesse caratteristiche del cheratocono ma colpisce una superficie maggiore della cornea.

La degenerazione marginale pellucida o Distrofia Marginale Pellucida è un’anomalia più rara dello spessore corneale che si assottiglia progressivamente. Il nome deriva dall’assenza di opacità indotta dalla presenza di ectasia.

Ad oggi, non è ancora conosciuta l’eziologia, ma normalmente si presenta fra la seconda e la quinta decade di vita.

Non è ancora chiaro se le tre patologie siano distinte o se siano variazioni dello stesso disordine corneale.Molto spesso l’opzione chirurgica viene presa in considerazione solo se la gestione con occhiali o lenti a contatto non garantisce efficacia visiva e di comfort per il paziente. 1 La cornea può presentare delle irregolarità anche successivamente ad interventi come la cheratoplastica e la cheratotomia radiale oppure nei casi di trapianto corneale per l’imprescindibile incompatibilità dei parametri oculari.

COME INDIVIDUARE LE IRREGOLARITA’ CORNEALI

Se vi è una componente famigliare, è bene sottoporsi ad una visita oculistica. Il professionista effettuerà una topografia, ovvero una mappatura della cornea. L’immagine generata dal topografo è simile a una mappa geografica, in cui sono evidenziate zone in rosso che indicano una protrusione – come fossero delle “montagne”- e zone in verde o blu ovvero pianeggianti. Macchie rosse, ovvero parti della cornea in cui è più alta, più curva ed irregolare rispetto a una cornea normale, indicano la presenza di cheratocono o comunque di irregolarità del tessuto.

CONSEGUENZE DELLE IRREGOLARITA’ CORNEALI

In genere non solo patologie caratterizzate da dolore. La visione però è compromessa e spesso, eccetto negli stadi iniziali, l’utilizzo degli occhiali non produce buoni risultati. Gli astigmatismi sono irregolari ed elevati, generando sdoppiamenti delle immagini e diffusione delle luci alle quali la sensibilità diventa molto elevata, tanto da portare il soggetto a difficoltà durante la guida notturna. Inoltre sono presenti molte aberrazioni, cioè errori nella costruzione delle immagini.
Il risultato è spesso una scarsa visione e una pessima qualità della visione, condizioni che impattano sulla qualità della vita della persona.

LENTI A CONTATTO: QUALE SOLUZIONE SCEGLIERE

La cornea affetta da cheratocono, cheratoglobo e degenerazione marginale pellucida, presenta una superficie irregolare e questo causa miopie ed astigmatismi elevati. La correzione di tali difetti visivi può essere effettuata con occhiali o lenti a contatto. L’oculista indicherà qual è il mezzo correttivo più idoneo per ripristinare la visione.

  • Gli occhiali sono efficaci solo nei primi stadi, quando la deformazione dell’immagine è tale da poter essere corretta attraverso una lente non a contatto con la cornea.
  • Quando però la deformazione corneale è avanzata è necessario applicare lenti a contatto. In questi casi la scelta viene fatta dall’ottico-optometrista che in base alla topografia, test lacrimali e difetto visivo deciderà la tipologia di lenti a contatto più idonea alla persona.

Le lenti a contatto utilizzate nella maggior parte degli ametropi, per correggere i difetti visivi sono di tipo morbido. La loro peculiarità consiste nell’essere estremamente confortevoli; infatti nella maggior parte dei casi, il soggetto che le applica per la prima volta riferisce di non avvertire un corpo estraneo.

Le lenti a contatto utilizzate nei casi di cornee irregolari e cheratocono sono realizzate con materiali differenti includono :

  • Lenti corneali rigide o gas permeabili: fino a circa due anni fa rappresentavano la soluzione migliore per correggere il cheratocono. Queste spesso falliscono nel correggere irregolarità più gravi. Esso presentano un diametro che è circa quello della cornea. La loro applicazione prevede un appoggio particolare sulla superficie corneale, creando un serbatoio lacrimale tra lente e cornea che funge da lente e permette di correggere gli astigmatismi irregolari. La visione viene ripristinata, il soggetto può raggiungere i 10/10 ma spesso causano discomfort, sensazione di corpo estraneo ed -instabilità nella visione.
  • Lenti ibride: sono prodotte dalla fusione di due materiali: rigido-gas permeabile al centro e morbido in periferia. Uniscono i vantaggi delle lenti gas-permeabili, ovvero garantire una buona visione grazie al serbatoio lacrimale tra lente e cornea, e quelli delle lenti morbide, ovvero comfort ottimale.
  • Lenti sclerali e minisclerali: Rispetto alle lenti rigide-gas permeabili, hanno un movimento ridotto quindi abbattono la sensazione di corpo estraneo grazie al loro appoggio in sclera. Prendono questo nome perché appoggiano sulla sclera, “la parte bianca degli occhi”, un tessuto non attivo del sistema oculare che svolge la funzione di mantenimento e protezione dell’occhio stesso. A differenza della cornea, essa è poco sensibile ai corpi estranei.
    Il loro diametro è compreso tra i 14,5mm e i 25 mm e proprio grazie alla loro dimensione garantiscono una miglior stabilità e una minore interazione con le palpebre, quindi una minor necessità di adattamento. Sono quindi indicate nei cheratoconi più avanzati, nei trapianti corneali e per tutti quegli occhi che presentano gravi irregolarità corneali, ad esempio causate da cicatrici post trauma o da infezioni corneali.
    3Vi è poi un ampio gruppo di pazienti che presentano cheratite espositiva in cui è particolarmente vantaggioso l’utilizzo di lenti sclerali per il mantenimento di un serbatoio di liquido dietro la lente sclerale. La Sindrome di Sjögren è un’indicazione comune all’utilizzo di lenti sclerali: in questa situazione rientrano anche condizioni come persistenti difetti dell’epitelio corneale e la sindrome di Steven Johnson. Più recentemente, le lenti sclerali sono state applicate per la somministrazione di farmaci sulla superficie del segmento anteriore. Una tale indicazione è legata alla somministrazione di antibiotici. Possono trovare applicazione nei casi di pazienti con occhio secco ed è stata proposta l’applicazione di queste lenti anche come una forma di mediazione del dolore in caso di bassi livelli di modulatori dei canali del sodio.

LENTI SCLERALI O CHIRURGIA?

La National Keratoconus Foundations stima che il 15 – 20% dei pazienti con cheratocono sono sottoposti ad intervento chirurgico per il trattamento di questa condizione. La principale forma di intervento chirurgico è la cheratoplastica. Il tasso di sopravvivenza dei trapianti corneali è del 74% dopo 5 anni, il 64% dopo 10 anni, il 27% dopo 20 anni ed è ridotto al 2 % dopo 30 anni (Borderie, 2009). Le cheratoplastiche lamellari in cui viene rimossa solo la parte anteriore della cornea possono aiutare a superare i problemi di rigetto, ma il risultato visivo continua ad essere non ancora ottimale2.

Ma anche quando l’intervento è andato a buon fine e non sono presenti complicazioni, molti pazienti dopo l’intervento hanno ancora bisogno di una lente a contatto, di solito gas-permeabile. La tecnologia più recente in questo campo è il cross-linking corneale, tecnica che ha lo scopo di contrastare la progressione del cono; però anche nei casi in cui la progressione viene bloccata, la topografia della cornea non può essere riportata ai valori basali e di solito è ancora necessario l’utilizzo di una correzione per ottimizzare la visione.

Si stima che nella maggioranza delle ectasie corneali i pazienti avranno bisogno di lenti gas permeabili ad un certo punto della vita per raggiungere una visione accettabile. Uno studio condotto da Smiddy et al (1988) ha rilevato che il 69% dei pazienti a cui era stato consigliato di sottoporsi ad una cheratoplastica potevano essere gestiti con successo attraverso l’applicazione di lenti a contatto, senza bisogno di un intevento chirurgico.

Queste dichiarazioni sembrano indicare una necessità per i professionisti della visione di valutare tutte le tipologie di lenti a contatto disponibili prima di consigliare ad un paziente un intervento chirurgico e, per quanto detto, nelle opzioni devono essere incluse le lenti a contatto sclerali.

Vanessa Bonezzi

Vanessa Bonezzi, laureata in Ottica e Optometria all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, svolge la professione di optometrista e di specialista di lenti a contatto. Nel tempo libero scrive sul suo blog vedercibene e tiene aggiornate le pagine social attraverso informazioni ed articoli sul benessere visivo e il mondo della visione. Vanessa è inoltre collaboratore esterno di Goinpharma

 

 

 

1 In collaborazione con SOPTI, “Degenerazione Marginale Pellucia: review” Amit Jinabhai, Hema Radhakrisnhnan, Clare O’Donnell, Contact Lens & Anterior Eye 34 (2011) 56-63 2Guida all’applicazione di lente sclerali, Eef van der Worp, optometrista