L’uranio esausto possibile catalizzatore per l’attivazione della CO2

Un gruppo di ricercatori dell’Università del Sussex, guidati da Geoff Cloke, ha sviluppato, attraverso tecniche di chimica computazionale, un modello che prevede che complessi ciclopentadienici dell’uranio (III) possano attivare la CO2 attraverso la formazione di ossalati, i quali potrebbero essere quindi utilizzati per la sintesi di altre molecole come l’acido adipico per il nylon. Questa reazione deriva dal fatto che l’uranio (III) è un forte riducente e ha una forte reattività non condizionata dal limite dei 18 elettroni come la maggior parte dei metalli di transizione. Queste stesse proprietà lo rendono però anche molto sensibile all’aria e questo pone delle considerevoli sfide nel caso in cui il processo dovesse essere industrializzato. La scoperta è di notevole importanza sia perchè offre una semplice ed elegante via per il riutilizzo della CO2, che è considerata una molecola senza più valore perchè nel punto più basso dello stato energetico e della reattività; ed è, inoltre, molto importante poichè offre un’interessante opportunità di utilizzo per le notevoli quantità di uranio esausto da reattori.
(Fonte Chem. Sci.)