Nanoparticelle per massimizzare l’effetto dell’immunoterapia (PD-1/PD-L1 )

È ben noto che le terapie immunoterapiche sono efficaci solo nel 20%-30% dei casi e questo perchè sono vi sono troppo pochi antigeni tumorali sulla superficie delle cellule CAR-T. È anche noto che a volte la radioterapia stimola l’azione dell’immunoterapico fino a combattere anche il più aggressivo dei tumori. Gli scienziati cominciano a pensare che quest’ultimo effetto sia dovuto al fatto che le radiazioni espongono più antigeni all’effetto del farmaco. Sulla base di questa teoria il ricercatore Wenbin Lin della University of Chicago ha sviluppato una tecnologia che permette la sintesi di nanoparticelle da 20-40nm con un nucleo di oxaliplatin e un rivestimeno polimerico. Le nanoparticelle sono così piccole da eludere i macrofagi una volta iniettate nel flusso sanguineo e sono quindi in grado di raggiungere le cellule tumorali. Lin e i suoi collaboratori hanno notato che quando le particelle raggiungono il tumore e sono attivate con una radiazione nel vicino infrarosso si ha formazione di ossigeno di singoletto, che é una specie radicalica estremamente reattiva che distrugge i tessuti tumorali e porta soprattutto alla esposizione di numerosi antigeni tumorali. Il successivo trattamento con un immunoterapico risulta quindi di gran lunga facilitato e piú efficace. Per ora i test sono stati condotti solo su cavie da laboratorio ma i test sull’uomo inizieranno già nella seconda metà dell’anno.
(Fonte JACS)