Potenziale nuova terapia per l’Alzheimer

Ricercatori del Blanchette Rockefeller Neurosciences Institute alla West Virginia University hanno scoperto che un’enzima denominato protein chinasi C epsilon (PKCe), implicato nella regolazione della funzione cellulare, potrebbe essere un target valido per nuove terapie sperimentali per combattere l’Alzheimer, che fino ad ora si sono concentrate soprattutto sulla proteina β-amiloide. Confrontando campioni di tessuto cerebrale di persone affette dalla patologia con campioni di controllo, i ricercatori hanno riscontrato livelli di PKCe significativamente ridotti nell’ippocampo e nella zona temporale, aree cerebrali che per prime risentono della presenza del morbo di Alzheimer. In queste aree, la presenza di livelli elevati di β-amiloide erano associati con livelli più bassi di PKCe. Inoltre, bassi livelli di PKCe a livello cerebrale erano correlati con la gravità della malattia, come valutata secondo il Braak score. Anche in campioni cellulari cutanei di pazienti affetti da Alzheimer, sono stati riscontrati bassi livelli di PKCe, in modo direttamente proporzionale alla durata della malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati nella rivista Journal of Alzheimer’s Disease. I stessi ricercatori stanno lavorando, in collaborazione con Neurotrope Bioscience, azienda con sede in Florida, allo sviluppo di un prodotto denominato Bryostatin-1, progettato per modulare PKCe in pazienti affetti dalla malattia. Si tratta di una sostanza naturale che deriva da un microorganismo marino (Bugula neritina). Bryostatin-1, nei modelli animali ha ripristinato le attività cognitive, la memoria e le capacità motorie. L’azienda sta collaborando con la Icahn School of Medicine at Mount Sinai e la Stanford University ed ha iniziato uno studio di Fase IIa per valutare il prodotto in pazienti affetti da morbo di Alzheimer.
(Fonte FierceBiotech Research)