PROBIOTICI o FERMENTI LATTICI? Come sarà risolto il dilemma europeo?

(di Maurizio Salamone) Molti batteri che vivono nel nostro intestino vengono comunemente utilizzati per riequilibrare la flora intestinale, contrastare la diarrea associata all’uso di antibiotici e prevenire la diarrea del viaggiatore. Li conosciamo sia con il nome di fermenti lattici che con il nome di probiotici, ma i due termini non sono sinonimi. In Italia, secondo il Ministero della Salute, il termine probiotico può essere utilizzato per definire in etichetta solo “organismi vivi e vitali” appartenenti a “ceppi ben definiti”, “somministrati in quantità sufficiente”; quindi solo una piccola parte dei tanti fermenti lattici che troviamo sul bancone delle farmacie soddisfano tali criteri. La Comunità Europea la pensa in modo diverso e vieta l'uso del termine probiotico nelle etichette di integratori e prodotti alimentari in quanto contiene in sé un claim salutistico non adeguatamente documentato secondo il parere degli esperti dell'EFSA e della CE che ha rigettato fino ad ora tutte le istanze dei produttori. All’origine del rigetto due fattori determinanti:- Gli studi sui “batteri amici” sono stati spesso condotti senza un’adeguata determinazione del ceppo;- Gli studi sono stati disegnati per dimostrare l’efficacia dei “batteri buoni” nel trattare o prevenire patologie piuttosto che per dimostrare una generica azione salutistica propria degli integratori alimentari.In mancanza di evidenze scientifiche rispondenti ai criteri stringenti della comunità europea è stato deciso che il termine “probiotico” dovesse sparire dalle etichette di integratori in Europa. L'Italia costituisce un'eccezione in quanto un apposito regolamento ministeriale permette l’uso del termine a patto che il prodotto soddisfi specifici requisiti. In questo caso l'Italia ha un peso rilevante perché il mercato italiano di probiotici e fermenti lattici costituisce circa il 50% del mercato europeo. E' in corso un braccio di ferro e nessuno è in grado di stabilire in quale direzione si orienterà il legislatore. In alcuni paesi del mondo il termine è ammesso (Canada, Svizzera, Giappone) in altri vietato, e il divieto ha sempre implicato una contrazione del mercato dove è stato applicato. Finalmente arrivano da parte delle commissioni scientifiche europee chiare indicazioni sulle modalità per il disegno e l'esecuzione di studi clinici finalizzati all'ottenimento di claim secondo l'art. 13 e 14 del regolamento europeo sugli integratori alimentari e i prodotti salutistici. Questo potrebbe portare ad un allentamento delle tensioni e a provvedimenti normativi rispettosi sia del consumatore che delle aziende produttrici. (Fonte Sito Ministero della Salute)