Ridotta variabilità del ritmo cardiaco e funzioni cognitive

(di Maurizio Salamone) La ridotta variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è un forte predittore di fattori di rischio cardiovascolare, eventi cardiovascolari e aumentata mortalità. Uno studio messicano pubblicato su Hypertension ha valutato la possibile correlazione anche con la neurodegenerazione e la riduzione delle capacità cognitive. Un totale di 869 partecipanti (età media 75 anni, 59% donne) sono stati monitorati con ECG e pacer respiratorio. La funzione cognitiva è stata valutata utilizzando la procedura Mini-Mental State Examination. I risultati suggeriscono che una ridotta variabilità della frequenza cardiaca si associa con le prestazioni peggiori al test della funzione cognitiva globale oltre che ai già noti fattori di rischio cardiovascolare. La ridotta variabilità del ritmo cardiaco è anche un ottimo indicatore dell'equilibrio del sistema nervoso vegetativo (ANS) e può aiutare il medico sia in fase diagnostica che in fase di trattamento. La HRV può essere migliorata attraverso cambiamenti dello stile di vita (dieta, attività fisica) o tecniche di respirazione associate al bio-feedback. (Fonte Hypertension)