Stato della ricerca nel settore del riciclo delle acque industriali

Il riciclo delle acque provenienti da processi industriali rappresenta un’area di intense attivitá di ricerca in ambito industriale ed accademico. La sfida più grande è riuscire ad eliminare inquinanti quali idrazina, solfiti, metanolo e ammoniaca con processi efficienti ed economicamente vantaggiosi. Uno dei processi più utilizzati è il WAO, wet air oxidation, che consiste nel pompare aria e ossigeno nell’acqua da trattare, scaldata a 225°C e tenuta a una pressione che può raggiungere i 200 bar. Il WAO garantisce la degradazione di quasi tutti gli inquinanti in maniera efficiente ed ecologica, ma risulta estremamente costoso. Nonostante gli elevati costi vi sono al momento più di 200 impianti che usano la tecnologia WAO. Molte ditte in Giappone hanno scelto di combinare il WAO con un trattamento catalitico (CWAO) in modo da garantire la rimozione di tutti gli inquinanti. Il CWAO prevede l’utilizzo di letti catalitici eterogenei costituiti da metalli nobili come Ru, Rh, Pd o Ir, ma vi sono anche tecnologie alternative che utilizzano ossidi metalli come miscele di ossidi di Cu, Zn, Co, Mn e Bi. Il problema del trattamento con ossidi di metalli è il pericolo di leaching nelle acque trattate. Destano anche molto interesse le ricerche che puntano ad impiegare per il trattamento di acque industriali sistemi già utilizzati con successo nei catalizzatori per le auto. In questo senso, il sistema più promettente è quello che impiega ossido di cerio in combinazione con metalli nobili esattamente come nelle marmitte catalitiche. Vi sono infine processi ancora in fase di sperimentazione come quelli basati sulla sonolisi, che consiste nel generare onde sonore ad alta frequenza, le quali producono radicali attivi che attaccanno e degradano gli inquinanti. La sonolisi rimane però estremamente costosa da impiegare a livello industriale. Anche l’utilizzo di ozono e radiazioni UV pare essere troppo costoso per l’industria. Un settore che guadagna sempre maggior interesse è quello della degradazione ossidativa per via fotocatalitica attraverso l’uso di biossido di titanio. Il processo sembra essere particolarmente efficiente e comparabile dal punto di vista dei costi al convezionale WAO.
(Fonte C&I)