Trapianto fecale e nuove frontiere delle bioterapie

(di Maurizio Salamone) L'epidemia di infezione da Clostridium difficile alimentata da nuovi ceppi virulenti dell'organismo ha portato ad un maggiore utilizzo in ambito clinico del trapianto di microbiota fecale (FMT), il cui uso era limitato ad ambiti di ricerca. Adesso sono oltre 90 i centri specialistici che praticano questa forma di bioterapia attualmente classificata dal punto di vista regolatorio come un "trapianto di tessuti". Al momento i successi più eclatanti si sono visti su infezioni da Clostridium difficile resistente a molteplici cicli di antibiotici, ma rapidamente l'uso si è esteso alle malattie infiammatorie cronico intestinali (MICI) e alle malattie funzionali del tratto digerente. L'approccio riconosce il microbiota come parte integrante della normale fisiologia umana e ammette che le alterazioni dell'ecosistema intestinale possano essere causa eziofisiopatologica di numerose patologie intestinali e sistemiche. L'uso di intere comunità intestinali a fini terapeutici si differenzia dal presente approccio con probiotici e quindi il FMT rappresenta una nuova classe di bio-terapie. BIOTERAPIE PER IL TRATTO INTESTINALE: - Probiotici - Prebiotici - Alimenti funzionali specifici - Post-biotici - Trapianto del Microbioma fecale I limiti delle bioterapie stanno al momento nella insufficiente conoscenza dell'ecologia intestinale. Fino ad ora la ricerca scientifica ha adottato un approccio lineare causa-effetto non adeguato alla comprensione di sistemi complessi come quello intestinale che richiedono modelli diversi di tipo ecosistemico. Anche se il trapianto fecale è soltanto agli esordi nella pratica clinica, i risultati sono incoraggianti. Mancano ovviamente i dati a lungo termine ed è importante capire i possibili rischi implicati nell'innesto di una flora intestinale che nel lungo termine protrebbe rivelarsi oncogenica o promuovere dismetabolismi. Un altro quesito importante è se sia preferibile trapiantare un campione intero o ceppi selezionati. Le attuali conoscenze sul microbiota fingale e virale sono ancora rudimentali e queste componenti potrebbero avere un ruolo importante nel processo di guarigione così come nell'instaurarsi della patologia. Siamo molto curiosi di vedere li sviluppi di queste tecniche che potrebbero aiutarci a combattere patologie e disfuzioni che affliggono oltre 15 milioni di italiani. (Fonte Gastroenterology.2014 May;146(6):1573-82. doi:10.1053/j.gastro.2014.01.004. Epub 2014 Jan 8)