Verapamil nell’uomo può preservare le beta cellule nel diabete di tipo 1?

Supportato da JDRF (Juvenile Diabetes Research Foundation), inizierà, nei primi mesi del 2015, uno studio disegnato per valutare la capacità di una terapiacon verapamil nel trattare il diabete di tipo 1 in pazienti nei quali sia stata diagnosticata la malattia, aumentando il numero di beta cellule nel pancreas. I ricercatori, guidati dalla Dr. Anath Shalev (University of Birmingham, Alabama) ha già dimostrato che il farmaco, normalmente utilizzato come antipertensivo ed antiaritmico, può prevenire ed invertire la storia naturale del diabete di tipo 1 nei topi. La Dr Shalev ha spiegato che più di dieci anni fa, il suo team è stato in grado di identificare una proteina denominata TXNIP (thioredoxin-interacting protein) che aumenta in modo incredibilmente marcato nelle cellule insulari umane in risposta ad elevati livelli di glicemia. Poichè è noto che la glucotossicità agisce sulle beta cellule, il team di scienziati ha ipotizzato che TXNIP possa essere coinvolta nella distruzione delle cellule responsabili della produzione di insulina, associata con l’insorgere del diabete. Inoltre, sembrava altamente plausibile che anche le escursioni postprandiali della glicemia, spesso rilevate nel prediabete, possano portare ad un aumento graduale dell’espressione della TXNIP. L’ipotesi formulata dal team è che sia la resistenza insulinica che qualsiasi influenza che solleciti una risposta delle beta cellule possa aumentare i livelli di TXNIP. Pertanto, si è proceduto a dimostrare che questa sostanza induce l’apoptosi delle beta cellule, ad esempio, registrando che in topi geneticamente modificati a non produrre TXNIP, la protezione verso il diabete era totale. L’identificazione di verapamil come possibile trattamento in grado di portare all’inibizione della TXNIP è giunta osservando che la riduzione intracellulare del calcio inibisce la trascrizione e l’espressione della proteina. Pertanto, l’utilizzo di un agente che blocca i canali del calcio, come verapamil, era in grado, nei topi, di preservare le beta cellule. I ricercatori intendono quindi arruolare 52 pazienti, di età compresa tra i 19 ed i 45 anni, idealmente entro 3 mesi dalla diagnosi di diabete di tipo 1, che saranno randomizzati al trattamento con verapamil o placebo per un anno, mentre proseguiranno la loro terapia con microinfusore ed utilizzeranno un sistema di monitoraggio continuo della glicemia.
(Fonte Medscape)